15/09/09

Quando non arriva l'onda perfetta

Mio fratello ha 10 anni più di me, e 10 anni fa ero la sua compagna di giochi preferita. Ricordo i giri nella Bassa California e in Messico in cerca di onde da cavalcare con lui. Mio fratello. Che nella sua vita è così perfetto, così giusto, così intellettualoide, e che sorprendentemente si diverte a lasciar le impronte dei suoi piedoni nella sabbia bagnata.

Mi ha insegnato come si sta in acqua, come si galleggia, come ci si regge in piedi su una tavola, e in fine, solo alla fine, come si inforca un'onda e la si doma o ci si fa domare.

La fatica della salita, la tensione di stare in equilibrio, la soddisfazione quando finisci nel tunnel dell'onda che ti porta in alto e ti fa sentire leggera, e completamente felice.

Surfare è come fare l'amore.


Devi trovare l'equilibrio, dosare le forze, prendere l'onda e non lasciarla finchè non ti porta in alto. In questi giorni non riesco ad inforcare l'onda. Continuo a perdermi, a farmi scivolare la tavola dalle ginocchia. Non riesco neppure ad alzarmi in piedi sul surf.
Questa situazione di spossa e mi frustra. Continuo sistematicamente a perdere un orgasmo dietro l'altro.
Neppure lo spanking puo' fare il miracolo. Non prendo l'onda.
E mi chiedo come sia possibile, visto che al mondo non c'è essere umano che possa desiderare di più che il mio uomo.

"Non è un problema. Capita e bla bla bla" non mi sono davvero di conforto.

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